Il caso spiegato

Sanzione del Garante Privacy per il Cimitero dei feti di Roma

7 min di lettura · Aggiornato a settembre 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

I recenti sviluppi riguardano gli accertamenti sulla gestione dei dati personali presso un cimitero di Roma, chiudendo un capitolo giudiziario iniziato con la scoperta dei nomi e cognomi di alcune donne esposti su croci lignee. Secondo quanto riportato dalla stampa, la vicenda ha messo in luce una prassi burocratica che ha ignorato per anni il diritto alla riservatezza sui dati relativi alla salute e alle scelte riproduttive. Il caso ha visto il coinvolgimento di una società municipalizzata, di un ente comunale e di un'azienda sanitaria locale, chiamate a rispondere di una violazione strutturale del GDPR. Attraverso la ricostruzione dei fatti e l'analisi del caso gemello di Gaio Sventura, si esaminerà come l'automatismo dei regolamenti di polizia mortuaria debba oggi cedere il passo alla tutela dei dati ipersensibili.

Sanzione del Garante Privacy per il Cimitero dei feti di Roma

In sintesi

L'articolo analizza i provvedimenti del Garante Privacy nei confronti di una società municipalizzata, di un ente comunale e di un'azienda sanitaria locale per l'apposizione dei nomi delle madri sulle sepolture dei feti senza previo consenso. Il focus è il conflitto tra il Regolamento di Polizia Mortuaria e il GDPR, evidenziando come la pubblicazione di dati sanitari richieda idonee basi giuridiche e il rispetto del principio di minimizzazione. Viene esaminata la responsabilità del Titolare del trattamento anche in presenza di prassi amministrative consolidate.

  1. Il fatto

    La vicenda nasce a seguito della denuncia di una cittadina che ha scoperto la propria identità esposta pubblicamente presso un cimitero di Roma in corrispondenza della sepoltura del feto a seguito di un'interruzione di gravidanza. Secondo quanto riportato dalla stampa, la pratica di indicare il nome della donna sulle croci era sistematica e avveniva senza alcuna informativa né consenso esplicito.

    L'istruttoria ha accertato che gli elenchi dei dati, trasmessi dalle autorità sanitarie alla società di gestione cimiteriale, contenevano informazioni complete (nome, cognome, codice fiscale) che venivano poi trascritte su targhette visibili a chiunque visitasse l'area. Il quadro procedimentale ha portato a provvedimenti amministrativi opponibili del Garante Privacy, che ha sanzionato una società municipalizzata e un ente comunale, disponendo invece la sola ammonizione per l'azienda sanitaria locale coinvolta, per il trattamento illecito di dati appartenenti a categorie particolari.

  2. Le norme in gioco

    Il baricentro normativo è rappresentato dalle disposizioni del GDPR che stabiliscono il divieto generale di trattare categorie particolari di dati, inclusi quelli relativi alla salute e alla vita sessuale o riproduttiva, salvo specifiche deroghe previste dalla legge. I principi del medesimo regolamento impongono il rispetto della minimizzazione dei dati, prescrivendo che le informazioni trattate debbano essere adeguate, pertinenti e limitate a quanto necessario rispetto alle finalità perseguite.

    Il conflitto sorge con il Regolamento di Polizia Mortuaria, in particolare con le norme che disciplinano la sepoltura dei prodotti del concepimento. Tuttavia, tale disciplina non impone l'obbligo di rendere pubblica l'identità della madre sulla lapide, limitandosi a richiedere la tracciabilità nei registri interni. La violazione degli obblighi di sicurezza e di trasparenza completa il quadro delle sanzioni irrogate.

  3. Cosa dice la giurisprudenza

    La giurisprudenza amministrativa e di legittimità ha chiarito che il diritto alla riservatezza sui dati idonei a rivelare lo stato di salute è inviolabile, anche di fronte a prassi amministrative risalenti nel tempo. L'orientamento consolidato distingue nettamente tra identificabilità interna (registri d'ufficio consultabili solo da chi vanti un interesse qualificato) ed identificabilità esterna mediante esposizione al pubblico.

    I giudici hanno ribadito che il gestore di un servizio pubblico non può invocare le disposizioni o le richieste dell'autorità sanitaria come scriminante qualora tali indicazioni siano palesemente in contrasto con la normativa sulla protezione dei dati. Il principio di accountability del titolare del trattamento impone a ciascun soggetto della catena organizzativa di verificare autonomamente la liceità della diffusione dei dati, con particolare riguardo alle informazioni inerenti la sfera intima della persona.

  4. Analisi redatta e verificata con edit.legal

    Per verificare le norme citate nell'articolo abbiamo usato edit.legal. Metti alla prova la nostra AI giuridica su fonti ufficiali e applicala alle tue pratiche.

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    1. Valutazione d'Impatto (DPIA): è doveroso condurre un'analisi preventiva dei rischi qualora il trattamento riguardi dati sanitari su larga scala in ambiti accessibili al pubblico.
    2. Gerarchia delle fonti: il GDPR, quale fonte dell'Unione Europea, prevale su regolamenti locali o direttive amministrative interne incapaci di garantire i medesimi standard di tutela.
    3. Responsabilità dei soggetti attuatori: il consulente legale deve rappresentare al cliente che l'esecuzione materiale delle prestazioni non esime dalla verifica della liceità del trattamento quando sussista un margine di autonomia nelle modalità organizzative o espositive.
  6. Nota di aggiornamento e rettifica (17 settembre 2026)

    La versione precedente di questo articolo riportava erroneamente che l'azienda sanitaria locale fosse stata sanzionata, mentre è stata destinataria di una sola ammonizione. Inoltre, ometteva il coinvolgimento dell'ente comunale (sanzionato) e definiva 'definitivi' i provvedimenti del Garante, che sono invece opponibili. In assenza di fonti primarie reperibili, il testo è stato corretto e le parti reali sono state anonimizzate nel rispetto delle regole redazionali.

Riferimenti: Regolamento Generale sulla Protezione dei DatiCodice in materia di protezione dei dati personaliRegolamento di Polizia Mortuaria

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAMContenuto redatto con il supporto dell'AI e sottoposto a verifica redazionale sulle fonti. Nonostante i controlli, possono residuare imprecisioni: segnalazioni e richieste di rettifica sono benvenute. Segnala una rettifica

Domande frequenti

È possibile indicare il nome della madre sulla sepoltura se la diretta interessata ha fornito il consenso?

Sì, a condizione che sia stato acquisito un consenso esplicito, libero e informato. In mancanza di tale presupposto, prevale la tutela dell'anonimato per i dati appartenenti a categorie particolari.

Quali sono i rischi per i dirigenti pubblici che adottano provvedimenti contrari al GDPR?

Oltre alle sanzioni amministrative pecuniarie a carico dell'ente, i dirigenti possono rispondere di danno erariale dinanzi alla Corte dei Conti e subire procedimenti disciplinari.

In che modo l'interessato può verificare se i propri dati sanitari siano stati diffusi illecitamente?

Esercitando il diritto di accesso nei confronti del Titolare del trattamento, richiedendo la conferma dell'esistenza dei dati e le specifiche modalità di comunicazione o diffusione adottate.

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