Il caso spiegato

Diritto all'Oblio e Motori di Ricerca: La Cassazione sul bilanciamento con il diritto di cronaca

8 min di lettura · Aggiornato a settembre 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

La giurisprudenza di legittimità ha recentemente consolidato i criteri per il bilanciamento tra il diritto all'oblio e la libertà di stampa, con un focus specifico sulla posizione dei soggetti ex candidati a cariche pubbliche, mai eletti. Secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, in particolare da Il Sole 24 Ore e Agi, la questione centrale riguarda la persistenza del pubblico interesse rispetto a fatti giudiziari remoti conclusi con un'assoluzione parziale e una condanna per usura, ma ancora visibili tra i primi risultati dei motori di ricerca. La vicenda trae origine dalla battaglia legale di un imprenditore ed ex candidato politico locale non eletto, i cui guai giudiziari, terminati con un'assoluzione solo per il capo associativo ma con una condanna definitiva per usura aggravata, continuavano a oscurarne l'immagine digitale a distanza di oltre un decennio. Il presente articolo approfondisce i criteri stabiliti dalla Suprema Corte per la deindicizzazione dei contenuti in presenza di un interesse pubblico, distinguendosi dai profili generali dell'identità dinamica già esaminati in questa rubrica. Analizzeremo come la qualifica di personaggio pubblico possa limitare la tutela della riservatezza, esaminando norme e orientamenti giurisprudenziali attraverso il nostro caso gemello.

Diritto all'Oblio e Motori di Ricerca: La Cassazione sul bilanciamento con il diritto di cronaca

In sintesi

L'articolo esamina la sentenza della Cassazione sul diritto all'oblio per gli ex candidati politici non eletti. Analizza il conflitto tra l'art. 17 del GDPR e il diritto di cronaca ex art. 21 Costituzione, dettagliando i criteri di deindicizzazione: notorietà del soggetto, gravità del reato e tempo trascorso. Attraverso il caso gemello di Ottavio Perdoni, si illustrano le lezioni operative per i professionisti sulla gestione della reputazione digitale e sull'applicazione della Riforma Cartabia in sede di motori di ricerca.

  1. Il fatto

    La vicenda processuale culminata nella recente pronuncia di legittimità riguarda un imprenditore lombardo, attivo nel settore immobiliare e già candidato non eletto nella politica locale, coinvolto in passato in un'inchiesta di risonanza nazionale. Secondo quanto riportato dall'agenzia Agi e dalle principali testate economico-finanziarie, l'interessato fu destinatario di una misura cautelare con l'imputazione di associazione 'ndranghetista e usura aggravata, accostato dalla stampa ad appalti per grandi opere. Successivamente, il procedimento si è concluso con sentenza di assoluzione definitiva solo per il capo associativo, mentre è stata confermata la condanna definitiva per usura aggravata. Ciononostante, la ricerca del suo nome sui principali motori di ricerca continuava a restituire come primi risultati gli articoli di cronaca dell'epoca, privi di qualsiasi aggiornamento sull'assoluzione parziale. L'interessato ha quindi citato in giudizio il gestore del motore di ricerca per ottenere la deindicizzazione dei contenuti. Dopo il rigetto della domanda in unico grado dal Tribunale di Milano, motivato con la persistente rilevanza pubblica del soggetto in quanto ex candidato, la Corte di Cassazione ha cassato con rinvio la decisione, stabilendo che la notorietà non può giustificare una gogna digitale perenne, specialmente a fronte di un'assoluzione irrevocabile per il reato più grave, pur in presenza di una condanna per usura.

  2. Le norme in gioco

    Le disposizioni centrali per la risoluzione della controversia sono l'art. 17 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e l'art. 21 della Costituzione italiana.

    1. L'art. 17 GDPR disciplina il cosiddetto diritto alla cancellazione o all'oblio, consentendo all'interessato di richiedere la rimozione dei propri dati personali qualora non siano più necessari rispetto alle finalità per cui sono stati raccolti, con conseguente obbligo del titolare del trattamento di provvedere tempestivamente.
    2. L'art. 21 della Costituzione garantisce la libertà di stampa e il diritto di cronaca, ponendosi come contrappeso al diritto all'oblio: qualora sussista un interesse pubblico attuale, la notizia rimane lecitamente accessibile.
    3. L'art. 64-ter disp. att. c.p.p., introdotto dalla Riforma Cartabia, prevede uno specifico meccanismo per l'annotazione di una disposizione di blocco dell'indicizzazione sui provvedimenti di archiviazione o di assoluzione, rafforzando la tutela processuale dell'immagine e della reputazione del cittadino.
  3. Cosa dice la giurisprudenza

    La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il diritto all'oblio non costituisce un diritto assoluto alla riscrittura o cancellazione del passato, bensì il diritto alla verità attuale della propria identità digitale. Per chi si è candidato a cariche pubbliche, l'orientamento consolidato stabilisce che l'interesse pubblico alla notizia ha una durata maggiore rispetto a quello relativo al cittadino comune, pur non essendo illimitato. I giudici di legittimità hanno individuato rigidi criteri di bilanciamento: la gravità dei fatti contestati (quali reati di stampo mafioso o corruttivo), il tempo trascorso dalla conclusione del processo e, soprattutto, la permanenza del soggetto nella vita pubblica. La giurisprudenza ha precisato che, qualora il soggetto non sia mai stato eletto e non rivesta incarichi politici o sociali di rilievo, la tutela della riservatezza tende a prevalere, imponendo al gestore del motore di ricerca la deindicizzazione dei contenuti obsoleti che omettano di riportare l'esito parzialmente proscioglitivo, ferma restando la facoltà di mantenere l'archivio storico dell'editore accessibile mediante ricerca diretta sul sito della testata.

  4. Analisi redatta e verificata con edit.legal

    Per verificare le norme citate nell'articolo abbiamo usato edit.legal. Metti alla prova la nostra AI giuridica su fonti ufficiali e applicala alle tue pratiche.

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    1. Il legale deve monitorare attentamente l'identità digitale del cliente, intervenendo tempestivamente all'esito del giudizio definitivo, anche in caso di proscioglimento parziale, per attivare gli strumenti posti dalla Riforma Cartabia.
    2. Nelle istanze di deindicizzazione concernenti ex candidati politici, occorre documentare rigorosamente la mancata elezione e l'assenza di ogni incarico istituzionale al fine di superare l'eccezione sul persistente interesse pubblico all'informazione.
    3. È opportuno formulare in via subordinata richieste di contestualizzazione e aggiornamento dei risultati di ricerca, per le ipotesi in cui la deindicizzazione integrale risulti di complessa applicazione in ragione della gravità dei fatti storici.
  6. Nota di aggiornamento e rettifica (17 settembre 2026)

    La versione precedente di questo articolo riportava erroneamente che il ricorrente avesse ricoperto cariche pubbliche e fosse stato assolto con formula piena in tutti i gradi di giudizio, indicando un rigetto in due gradi di merito. Sulla base degli atti ufficiali (Cass. civ. Sez. I n. 14488/2025 e Trib. Milano in unico grado), il testo è stato corretto per precisare che il soggetto era un ex candidato non eletto, che il giudizio di merito si è svolto in unico grado e che l'assoluzione ha riguardato solo il capo associativo, a fronte di una condanna definitiva per usura aggravata.

Riferimenti: Cass. civ. Sez. I n. 14488/2025Trib. MilanoArt. 17 GDPR (Regolamento UE 2016/679)Art. 21 Costituzione ItalianaArt. 64-ter disp. att. c.p.p. (Riforma Cartabia)

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAMContenuto redatto con il supporto dell'AI e sottoposto a verifica redazionale sulle fonti. Nonostante i controlli, possono residuare imprecisioni: segnalazioni e richieste di rettifica sono benvenute. Segnala una rettifica

Domande frequenti

Quanto tempo deve passare per chiedere l'oblio se sono stato candidato in politica?

Non esiste un termine fisso prefissato dalla legge. La giurisprudenza della Cassazione precisa che il lasso temporale deve essere valutato unitamente alla gravità del reato contestato e alla mancata elezione o cessazione dell'impegno politico.

La Riforma Cartabia cancella automaticamente le notizie su Google?

No. La Riforma Cartabia attribuisce il diritto di ottenere l'annotazione di un titolo di blocco dell'indicizzazione sul provvedimento giurisdizionale, ma spetta all'interessato o al suo difensore attivarne l'esecuzione nei confronti dei motori di ricerca.

Cosa succede se il motore di ricerca rifiuta la deindicizzazione?

In caso di diniego o mancata risposta da parte del gestore del motore di ricerca, l'interessato può proporre reclamo al Garante per la Protezione dei Dati Personali o ricorrere alla competente autorità giudiziaria ordinaria.

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