Il caso spiegato

Algoritmi della PA: il Consiglio di Stato sulla piena trasparenza della scatola nera

7 min di lettura · Aggiornato a ottobre 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

La giustizia amministrativa torna a occuparsi del confine tra efficienza digitale e garanzie del cittadino, con uno sviluppo del 18 ottobre 2024 che consolida i principi di apertura dei procedimenti automatizzati. Secondo quanto riportato dalla stampa specializzata, la pronuncia del Consiglio di Stato interviene sulla tempestività dei ricorsi quando la Pubblica Amministrazione utilizza software decisionali non immediatamente consultabili. Questo spazio si concentra sulla specifica sindacabilità delle logiche algoritmiche dinanzi ai giudici di Palazzo Spada, analizzando come l'automazione e l'uso dell'AI non possano mai trasformarsi in un ostacolo al diritto di difesa. Il caso gemello che seguirà illustrerà le conseguenze pratiche di una trasparenza digitale ritardata o parziale.

Algoritmi della PA: il Consiglio di Stato sulla piena trasparenza della scatola nera

In sintesi

L'articolo esamina il recente orientamento del Consiglio di Stato sulla conoscibilità degli algoritmi nella Pubblica Amministrazione. Il focus è sulla trasparenza delle piattaforme digitali e sull'obbligo per la PA di rendere disponibile la logica decisionale del software contestualmente all'atto. Si analizza come l'opacità algoritmica impedisca il decorso dei termini per impugnare i provvedimenti, garantendo che la decisione automatizzata resti sempre sindacabile dal giudice e comprensibile per il cittadino secondo il principio di non esclusività.

  1. Il fatto

    La vicenda trae origine da una procedura telematica per l'affidamento di lavori pubblici indetta per conto di una società di gestione idrica locale. Secondo quanto riportato da testate quali Giustizia Amministrativa e Lavoropubblico.it, una società partecipante aveva contestato l'esito della gara, ma il T.A.R. competente, in primo grado, aveva dichiarato il ricorso irricevibile perché presentato oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione dell'aggiudicazione. La ricorrente sosteneva tuttavia che la piattaforma digitale non avesse reso disponibili immediatamente né i verbali né, soprattutto, la logica dei punteggi calcolati dall'algoritmo. Il caso è giunto in appello davanti al Consiglio di Stato. La questione centrale riguardava il momento esatto in cui inizia a decorrere il termine per presentare ricorso: se dalla semplice comunicazione dell'esito o solo dal momento in cui l'impresa può effettivamente comprendere come l'algoritmo ha operato i calcoli. La società lamentava che l'amministrazione avesse utilizzato la cosiddetta scatola nera del software per celare criteri di valutazione opachi, rendendo di fatto impossibile una difesa efficace entro i tempi ordinari previsti dal codice.

  2. Le norme in gioco

    Il quadro normativo ruota attorno al D.Lgs. 36/2023, il cosiddetto nuovo Codice dei Contratti Pubblici. Gli articoli 35 e 90 disciplinano l'accesso e la digitalizzazione nelle procedure automatizzate, imponendo trasparenza, conoscibilità e non esclusività della decisione algoritmica: la macchina può assistere, ma non può sostituire interamente la valutazione umana sindacabile. L'articolo 36 obbliga la stazione appaltante a rendere disponibili tutti gli atti e i dati algoritmici sulla piattaforma digitale nello stesso momento in cui comunica l'aggiudicazione. In parallelo, entra in gioco l'articolo 120 del Codice del Processo Amministrativo, che fissa il termine di trenta giorni per impugnare gli atti. La funzione di queste norme è garantire il diritto di difesa sancito dall'articolo 24 della Costituzione e il principio di buon andamento della PA previsto dall'articolo 97. Se la PA non garantisce la piena conoscibilità della logica del software, la conseguenza è lo slittamento del termine per ricorrere, poiché il cittadino non può subire pregiudizio a causa dell'opacità dei sistemi informatici pubblici.

  3. Cosa dice la giurisprudenza

    L'orientamento dei giudici amministrativi è ormai consolidato nel definire l'algoritmo come un vero e proprio atto amministrativo informatico. La giurisprudenza di Palazzo Spada ha chiarito che l'automazione deve rispettare i canoni di legalità e imparzialità, escludendo che il software possa operare come una zona d'ombra sottratta al controllo del giudice. È stato stabilito che il principio di conoscibilità non si limita alla consegna del codice sorgente, spesso protetto da segreto industriale, ma richiede la spiegazione della logica giuridico-matematica sottesa. I magistrati hanno più volte ribadito che l'intervento umano deve essere effettivo e non una mera ratifica formale del risultato prodotto dall'elaboratore. In particolare, è emerso il principio per cui la trasparenza digitale deve essere piena e immediata: se la piattaforma di e-procurement non consente di estrarre i dati relativi alla logica di calcolo, l'azione amministrativa è viziata. Questo approccio garantisce che la digitalizzazione semplifichi i processi senza erodere le tutele processuali dei partecipanti alle gare pubbliche.

  4. Analisi redatta e verificata con edit.legal

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    1. Monitoraggio delle piattaforme: gli avvocati devono documentare tempestivamente, anche tramite perizie o repertazioni informatiche, l'assenza di documenti inerenti alla logica algoritmica al momento della pubblicazione dell'esito.
    2. Istanza di accesso immediata: è opportuno richiedere subito la chiarificazione in linguaggio naturale della logica del software, in modo da cristallizzare la condotta omissiva della PA.
    3. Contestazione della scatola nera: è fondamentale eccepire la violazione del principio di non esclusività qualora emerga che l'organo pubblico abbia delegato l'intera valutazione al sistema automatizzato senza un effettivo controllo umano riesaminabile.

Riferimenti: D.Lgs. 36/2023D.Lgs. 104/2010Art. 24 CostituzioneArt. 97 Costituzione

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAMContenuto redatto con il supporto dell'AI e sottoposto a verifica redazionale sulle fonti. Nonostante i controlli, possono residuare imprecisioni: segnalazioni e richieste di rettifica sono benvenute. Segnala una rettifica

Domande frequenti

Cosa si intende per conoscibilità dell'algoritmo?

È il diritto del cittadino e dell'amministrato di conoscere la logica giuridica e matematica mediante cui un software ha adottato o elaborato una decisione amministrativa, rendendola pienamente sindacabile in sede giurisdizionale.

Quanto tempo si ha per impugnare un'aggiudicazione decisa da un algoritmo?

Il termine ordinario è di 30 giorni, ma se la PA non rende immediatamente ostensibile la logica di calcolo, il termine decorre soltanto dal momento della piena conoscenza di tali elementi determinanti.

La PA può opporre il segreto industriale per non ostendere l'algoritmo?

No, la giurisprudenza prevalente ritiene che il diritto di difesa dell'amministrato prevalga sulle esigenze di riservatezza commerciale o industriale del fornitore del software.

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