Il caso spiegato

Guida CCBE: Responsabilità deontologica nell'uso dell'AI generativa

5 min di lettura · Aggiornato a settembre 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

La rivoluzione tecnologica nel settore legale ha raggiunto un punto di svolta a fine 2023, consolidando gli orientamenti sul corretto utilizzo dell'AI generativa. Secondo quanto riportato dalla stampa specializzata nel periodo 2023-2024, i primi segnali di allarme erano giunti da casi internazionali di citazioni giurisprudenziali inventate dai software, rendendo necessario un intervento chiarificatore attraverso la guida CCBE e il modello di informativa dell'ottobre 2025. L'articolo esamina come il dovere di supervisione umana resti il pilastro della professione, analizzando il rischio delle cosiddette allucinazioni attraverso un caso gemello paradigmatico.

Guida CCBE: Responsabilità deontologica nell'uso dell'AI generativa

In sintesi

L'articolo analizza la guida CCBE e il modello di informativa dell'ottobre 2025 sulla responsabilità deontologica dell'avvocato che utilizza l'AI generativa. L'attenzione si concentra sulle cosiddette allucinazioni legali, sul dovere di verifica delle fonti e sull'impossibilità di delegare la funzione difensiva alla macchina. Vengono esaminate le norme del Codice Deontologico Forense e del Codice Civile applicabili alla negligenza professionale legata all'uso di strumenti tecnologici privi di supervisione critica.

  1. Il fatto

    La questione della responsabilità dell'avvocato per l'uso dell'AI ha assunto rilevanza globale a seguito di un noto caso internazionale, ampiamente documentato da testate quali Il Sole 24 Ore e Diritto e Giustizia. In quella vicenda, un avvocato presentò una memoria contenente sei sentenze inesistenti generate da ChatGPT. In risposta, a livello europeo e nazionale si è reagito attraverso la guida CCBE e il modello di informativa dell'ottobre 2025. Allo stato attuale, la vicenda si colloca in una fase di produzione normativa soft-law e di orientamento consultivo, volta a prevenire procedimenti disciplinari attraverso la corretta interpretazione delle norme vigenti sulla diligenza professionale. Altri profili della vicenda, legati alla lead generation e alla riforma dell'ordinamento forense, sono trattati in articoli dedicati della rubrica.

  2. Le norme in gioco

    Il quadro normativo ruota attorno al Codice Deontologico Forense e al Codice Civile.

    1. Art. 26 CDF: impone il dovere di diligenza, stabilendo che l'avvocato deve svolgere l'attività professionale con accuratezza, rendendo la ricerca giuridica non delegabile integralmente a un automatismo.
    2. Art. 12 CDF: sancisce il dovere di competenza, obbligando il legale a utilizzare solo strumenti di cui conosca il funzionamento e i limiti tecnici.
    3. Art. 1176 c.c.: definisce la diligenza professionale come parametro superiore a quella comune, rendendo l'errore generato da AI una potenziale colpa grave.
    4. Art. 9 CDF: tutela i doveri di probità e decoro, lesi qualora vengano presentati al giudice documenti contenenti falsità, anche se generate da un software.
  3. Cosa dice la giurisprudenza

    Sebbene manchino decisioni specifiche sulle allucinazioni algoritmiche, una tesi dottrinale ha suggerito che l'avvocato risponda sempre dell'operato dei propri ausiliari, categoria a cui sarebbe riconducibile l'AI. Secondo tale impostazione teorica, varrebbe il principio della responsabilità per omessa verifica, secondo cui la firma su un atto implica l'assunzione della paternità di ogni contenuto, escludendo che l'errore del collaboratore (o della macchina) possa esonerare il professionista. La dottrina sottolinea che il dovere di controllo è un elemento essenziale del munus professionale, e il mancato riscontro sulle fonti ufficiali integra una violazione sanzionabile disciplinarmente.

  4. Analisi redatta e verificata con edit.legal

    Per verificare le norme citate nell'articolo abbiamo usato edit.legal. Metti alla prova la nostra AI giuridica su fonti ufficiali e applicala alle tue pratiche.

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    1. Verifica sempre ogni citazione prodotta dall'AI consultando esclusivamente fonti ufficiali o banche dati certificate.
    2. Mantieni il controllo costante del processo decisionale applicando il principio del human-in-the-loop a ogni bozza.
    3. Informa il cliente sui limiti tecnologici degli strumenti utilizzati per evitare aspettative infondate sulla rapidità della ricerca.
    4. Proteggi il segreto professionale evitando di inserire dati sensibili dei clienti nei prompt di sistemi AI non protetti.

Riferimenti: Guida CCBEModello informativa ottobre 2025Codice Deontologico Forense, artt. 9, 12, 14, 26Codice Civile, artt. 1176, 2236

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAMContenuto redatto con il supporto dell'AI e sottoposto a verifica redazionale sulle fonti. Nonostante i controlli, possono residuare imprecisioni: segnalazioni e richieste di rettifica sono benvenute. Segnala una rettifica

Domande frequenti

L'avvocato è responsabile se l'AI inventa una sentenza?

Sì, l'avvocato risponde personalmente del contenuto degli atti sottoscritti, poiché il dovere di verifica e la diligenza professionale non sono delegabili alla macchina.

Posso inserire i dati del cliente su ChatGPT?

No, l'inserimento di dati sensibili in sistemi di AI non protetti può violare il segreto professionale e la normativa sulla privacy se i dati vengono usati per l'addestramento.

È obbligatorio dichiarare l'uso dell'AI al giudice?

Attualmente non esiste un obbligo di legge, ma la guida CCBE, il modello di informativa dell'ottobre 2025 e i principi di lealtà suggeriscono trasparenza, specialmente se l'AI ha contribuito alla strategia difensiva.

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