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Quanti avvocati usano l'AI in Italia: i dati CENSIS

3 min di lettura · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

L'adozione dell'intelligenza artificiale (AI) nell'avvocatura italiana ha registrato un'intensa accelerazione negli ultimi anni, trasformando la pratica quotidiana degli studi legali. Secondo i dati ufficiali, la categoria si suddivide tra chi coglie le opportunità dell'innovazione tecnologica e chi nutre perplessità sui rischi legati alla riservatezza e all'accuratezza dei dati. L'impiego di uno strumento idoneo costituisce il discrimine tra l'efficienza professionale e il rischio di sanzioni disciplinari e processuali.

In sintesi

Il Rapporto CENSIS e Cassa Forense rileva che il 27,5% degli avvocati italiani utilizza l'AI, con picchi tra i giovani under 40. Il Codice Deontologico Forense (artt. 12 e 27) e le linee guida del CNF impongono l'obbligo di informativa preventiva al cliente. L'impiego di modelli generalisti espone a sanzioni per responsabilità processuale aggravata ex art. 96 c.p.c. e a provvedimenti del Garante Privacy per assenza di DPIA. Il professionista conserva la responsabilità esclusiva degli atti, sussistendo il divieto assoluto di delega totale all'algoritmo.

  1. 1.

    L'evoluzione dei dati CENSIS sull'adozione dell'AI

    Secondo il recente Rapporto sull'Avvocatura curato da CENSIS e Cassa Forense, in una prima fase il 27,5% degli avvocati italiani dichiarava di utilizzare l'AI, a fronte di un ulteriore 31,7% intenzionato ad adottarla. Le rilevazioni più recenti evidenziano tuttavia un'importante svolta: una quota crescente di professionisti ricorre abitualmente all'AI, con picchi significativi tra gli under 40.

  2. 2.

    Obbligo di informativa e trasparenza verso il cliente

    In conformità ai doveri di informazione e di competenza (artt. 12 e 27 del Codice Deontologico Forense) e alle indicazioni del CNF, il professionista è tenuto a informare preventivamente il cliente sull'impiego di sistemi di AI. Tale adempimento mira a tutelare il rapporto fiduciario, garantendo che l'assistito sia edotto del ricorso a strumenti tecnologici nell'esecuzione dell'incarico professionale.

  3. 3.

    Il rischio di sanzioni per l'uso di AI generalista

    L'uso di modelli generalisti ha già comportato gravi conseguenze in sede giudiziaria, tra cui l'applicazione di sanzioni ai sensi dell'art. 96 c.p.c. Risulta emblematico il profilo di responsabilità processuale aggravata derivante dall'impiego improprio di strumenti non verificati, idonei a generare contenuti inesatti o citazioni giurisprudenziali inesistenti.

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    4.

    Linee guida CNF e responsabilità professionale

    Il Consiglio Nazionale Forense (CNF), recependo la Guida del CCBE, ha ribadito che l'apporto intellettuale umano deve rimanere centrale e insostituibile. L'avvocato conserva la piena ed esclusiva responsabilità per ogni atto prodotto, sussistendo il divieto assoluto di delega totale all'algoritmo, fondamentale anche per prevenire i fenomeni di allucinazione tipici dei modelli generalisti.

  5. 5.

    Privacy e conformità alle disposizioni del Garante

    Il Garante per la protezione dei dati personali ha intensificato i controlli sugli strumenti di AI privi di un'adeguata valutazione d'impatto (DPIA). L'impiego di sistemi che non assicurino la riservatezza delle informazioni e il rispetto del segreto professionale espone l'avvocato a sanzioni per violazione della normativa in materia di privacy.

  6. 6.

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  7. 7.

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Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAMContenuto redatto con il supporto dell'AI e sottoposto a verifica redazionale sulle fonti. Nonostante i controlli, possono residuare imprecisioni: segnalazioni e richieste di rettifica sono benvenute. Segnala una rettifica

Domande frequenti

Quali sono i rischi per l'avvocato nell'uso di ChatGPT o altri modelli generalisti?

I rischi principali risiedono nella generazione di citazioni inesistenti (cosiddette allucinazioni), fonte di responsabilità professionale o processuale, e nella violazione della privacy. Gli strumenti generalisti difettano spesso di un'adeguata DPIA, esponendo il professionista a provvedimenti del Garante.

Cosa prevedono i doveri di informazione sull'utilizzo dell'AI?

I doveri di diligenza e le norme deontologiche impongono all'avvocato di informare preventivamente il cliente sull'impiego di sistemi di AI nell'esecuzione dell'incarico. Tale obbligo assicura la trasparenza e tutela il rapporto fiduciario tra avvocato e assistito.

È possibile delegare interamente la redazione di atti all'AI?

No. Secondo le linee guida del CNF e la disciplina dell'ordinamento forense, l'apporto umano deve rimanere predominante. L'avvocato è l'esclusivo responsabile dei contenuti prodotti e non può abdicare al proprio ruolo intellettuale in favore dell'algoritmo.

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