Il caso spiegato

Caso Stellantis: la chiusura delle indagini per truffa aggravata ai danni dello Stato

5 min di lettura · Aggiornato a luglio 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

La notizia della chiusura delle indagini preliminari nel caso Stellantis, formalizzata il 17 aprile 2024, segna un punto di svolta in una complessa vicenda giudiziaria incentrata sul confine tra innovazione tecnologica e produzione industriale ordinaria. Secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, al centro dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Torino vi sarebbe l'erogazione di circa 40 milioni di euro in contributi pubblici destinati alla mobilità elettrica nel periodo 2017-2022. In questo articolo esamineremo i presupposti giuridici della contestazione di truffa aggravata, analizzando le distinzioni tra ricerca agevolabile e attività di routine. Proporremo infine un caso gemello didattico per illustrare come tali dinamiche si traducano nella prassi forense e quali siano le strategie difensive esperibili.

Caso Stellantis: la chiusura delle indagini per truffa aggravata ai danni dello Stato

In sintesi

L'articolo analizza la chiusura delle indagini a carico di Stellantis (FCA Italy) per presunta truffa aggravata ai danni dello Stato. La Procura ipotizza l'uso di artifizi per ottenere fondi di ricerca e sviluppo relativi a progetti di normale produzione. Vengono esaminati l'art. 640-bis c.p. e la responsabilità degli enti ex D.Lgs. 231/2001, distinguendo la truffa dall'indebita percezione. Attraverso un caso simulato, si evidenziano le criticità nella prova dell'elemento soggettivo e della natura innovativa dei costi.

  1. Il fatto

    Il 17 aprile 2024, la Procura della Repubblica di Torino ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415-bis c.p.p. a carico di FCA Italy S.p.A. e di alcuni ex vertici aziendali. Secondo quanto riportato da La Stampa e Milano Finanza, l'ipotesi accusatoria riguarda l'indebito ottenimento di circa 40 milioni di euro erogati dal Ministero dello Sviluppo Economico tra il 2017 e il 2022.

    I fondi erano destinati a progetti di ricerca per motori ibridi ed elettrici. Rai News 24 riferisce che, secondo l'accusa, la società avrebbe presentato rendicontazioni contenenti costi gonfiati o relativi ad attività di normale produzione industriale, facendole apparire come ricerca e sviluppo sperimentale tramite artifizi contabili. La vicenda si trova attualmente nella fase di chiusura delle indagini e vige per tutti gli indagati la presunzione di innocenza.

  2. Le norme in gioco

    La fattispecie principale è l'art. 640-bis c.p. (Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), che punisce con la reclusione da 2 a 7 anni chi ottiene contributi pubblici mediante artifizi o raggiri. Parallelamente, trova applicazione il D.Lgs. 231/2001 (art. 24), che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti: se il reato è commesso nell'interesse o a vantaggio della società, questa rischia pesanti sanzioni pecuniarie e interdittive.

    Viene in rilievo anche l'art. 316-ter c.p. (Indebita percezione di erogazioni pubbliche), norma sussidiaria che scatta quando manchino gli artifizi complessi ma sussista una dichiarazione mendace. Infine, l'art. 322-ter c.p. prevede la confisca obbligatoria del prezzo o del profitto del reato in caso di condanna.

  3. Cosa dice la giurisprudenza

    La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che, per configurare la truffa aggravata, occorre una condotta commissiva ingannatrice volta a indurre in errore la Pubblica Amministrazione. In materia di ricerca e sviluppo, la Suprema Corte distingue tra innovazione di processo, che comporta un effettivo superamento dello stato dell'arte, e ordinaria manutenzione, la quale non è agevolabile.

    Riguardo alla responsabilità degli enti, l'orientamento consolidato richiede che il Modello 231 sia non solo adottato, ma efficacemente attuato; la semplice esistenza di un manuale non esime la società da colpa organizzativa ove manchino flussi informativi trasparenti sui costi rendicontati.

  4. Analisi redatta e verificata con edit.legal

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    In primo luogo, l'importanza di protocolli 231 specifici per la rendicontazione. In secondo luogo, la necessità di predisporre dossier tecnologici contemporanei all'attività, che documentino il superamento dello stato dell'arte. In terzo luogo, la cautela nell'uso di consulenti esterni, poiché la responsabilità penale resta in capo all'azienda e ai suoi soggetti apicali.

Riferimenti: Articolo 640-bis Codice PenaleArticolo 316-ter Codice PenaleD.Lgs. 231/2001Articolo 415-bis Codice di Procedura PenaleArticolo 322-ter Codice Penale

Avv. Federico Papa
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Domande frequenti

Quali sono le pene previste per la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche?

La reclusione prevista va da 2 a 7 anni, oltre alla confisca obbligatoria del profitto. Per le società, il D.Lgs. 231/2001 prevede sanzioni pecuniarie che possono superare il milione di euro e sanzioni interdittive come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione.

Cosa succede se i fondi sono stati spesi correttamente ma la rendicontazione presenta irregolarità?

Se i fondi sono stati effettivamente impiegati per lo scopo previsto ma vi sono solo errori formali o dichiarazioni parzialmente inesatte senza artifizi ingannevoli, il reato potrebbe essere derubricato in indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.) o rimanere nell'ambito degli illeciti puramente amministrativi.

Quanto tempo dura la prescrizione per questo tipo di reato?

Il termine ordinario di prescrizione è di 6 anni, che può arrivare a 7 anni e 6 mesi in presenza di atti interruttivi. Trattandosi di reati a consumazione prolungata quando l'erogazione avviene a rate, la prescrizione decorre solitamente dalla data di incasso dell'ultima quota di finanziamento.

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