Estorsione art. 629 c.p.: profitto ingiusto, consumazione e tentativo
L'applicazione dell'art. 629 c.p., relativo al delitto di estorsione, trova nella giurisprudenza di legittimità un'elaborazione complessa, tesa a definire i confini tra la coazione punibile e l'esercizio di facoltà legittime, nonché a distinguere il momento consumativo dal mero tentativo.
1. Inquadramento normativo e presupposti
L'art. 629 c.p. incrimina la condotta di chi, mediante violenza o minaccia, costringe taluno a fare o omettere qualche cosa, procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno 1.
I presupposti fondamentali delineati dalla norma sono:
- Violenza o Minaccia: Mezzi necessari per produrre la coazione della volontà della vittima.
- Costrizione: L'effetto della condotta sul soggetto passivo, che deve subire una limitazione della libertà di autodeterminazione (coazione relativa), a differenza della rapina ex art. 628 c.p. dove la libertà è annullata (coazione assoluta) 2.
- Atto di disposizione patrimoniale: La vittima deve compiere un atto (fare o omettere) che incida negativamente sul proprio patrimonio.
2. La nozione di "Ingiusto Profitto"
Uno dei profili più dibattuti riguarda l'ingiustizia del profitto. Secondo l'orientamento consolidato:
- Il profitto è ingiusto quando il fine perseguito non è tutelato dall'ordinamento giuridico, o quando, pur essendo il fine legittimo, si utilizzano mezzi sproporzionati o estranei al diritto vantato 1.
- Distinzione con l'art. 393 c.p.: La giurisprudenza traccia un confine netto con il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Si configura estorsione (e non art. 393 c.p.) quando la minaccia eccede la mera intenzione di far valere un diritto giudizialmente azionabile, assumendo i connotati di una pretesa esorbitante o finalizzata a un vantaggio non dovuto 3 4.
- Esempio giurisprudenziale: La richiesta di pagamento per merce illecita (es. sigarette di contrabbando) accompagnata da minacce è stata qualificata come estorsione, in quanto il "diritto" al pagamento di merce di contrabbando non è tutelato dall'ordinamento, rendendo il profitto intrinsecamente ingiusto 4 5.
3. Consumazione del reato e configurabilità del tentativo
Il momento consumativo del delitto di estorsione è fissato nel momento in cui si verificano congiuntamente l'ingiusto profitto per l'agente e il danno per la vittima 1.
- Consumazione: Il reato è perfetto solo quando il bene o l'utilità entrano nella disponibilità del reo.
- Tentativo (art. 56 c.p.): Si configura il tentativo quando l'agente compie atti idonei e univoci diretti a costringere la vittima, ma l'evento del profitto o del danno non si verifica 6.
- Orientamenti recenti: La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del tentativo in casi di "estorsione ambientale" o turbata libertà degli incanti, dove la minaccia viene posta in essere per indurre la vittima a desistere da un'asta o a versare somme, ma l'azione viene interrotta o la vittima non cede alla coazione 7 8. In particolare, la Cass. pen., sez. U, n. 30016/2024 ha analizzato casi di riqualificazione da estorsione consumata a tentata in contesti associativi (clan camorristici), valutando la reale effettività della coazione e del passaggio di utilità 8 9.
4. Limiti e attenuanti: la lievità del fatto
Recentemente, la Corte Costituzionale (Sent. n. 120/2023) ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 629 c.p. nella parte in cui non prevedeva una diminuzione di pena (fino a un terzo) per i fatti di lieve entità, valutati in base ai mezzi, alle modalità dell'azione o alla tenuità del danno 1. Questo intervento garantisce una maggiore proporzionalità della pena in casi in cui l'offensività della condotta sia minima.
Conclusione operativa
Per la difesa o l'accusa, i punti focali risultano essere:
- Verificare se il profitto perseguito fosse basato su un diritto realmente azionabile (per l'eventuale riqualificazione in art. 393 c.p.) 3.
- Accertare l'effettiva produzione del danno patrimoniale per distinguere tra reato consumato e tentato 6.
- Valutare l'applicabilità dell'attenuante per la lieve entità introdotta dalla Consulta nel 2023 1.
Fonti:
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L'applicazione dell'art. 629 c.p., relativo al delitto di estorsione, trova nella giurisprudenza di legittimità un'elaborazione complessa, tesa a definire i confini tra la coazione punibile e l'esercizio di facoltà legittime, nonché a distinguere il momento consumativo dal mero tentativo.(contesto generale)
Si tratta di una premessa di carattere generale sull'elaborazione giurisprudenziale del delitto di estorsione, priva di riferimenti fattuali specifici.
1. Inquadramento normativo e presupposti L'art. 629 c.p. incrimina la condotta di chi, mediante violenza o minaccia, costringe taluno a fare o omettere qualche cosa, procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno .
Il paragrafo riprende fedelmente la definizione di estorsione contenuta nell'art. 629 c.p., inclusi gli elementi della violenza/minaccia e del profitto ingiusto.
I presupposti fondamentali delineati dalla norma sono: Violenza o Minaccia: Mezzi necessari per produrre la coazione della volontà della vittima. Costrizione: L'effetto della condotta sul soggetto passivo, che deve subire una limitazione della libertà di autodeterminazione (coazione relativa), a differenza della rapina ex art. 628 c.p. dove la libertà è annullata (coazione assoluta) . Atto di disposizione patrimoniale: La vittima deve compiere un atto (fare o omettere) che incida negativamente sul proprio patrimonio.
Il testo descrive correttamente i presupposti dell'estorsione e opera un confronto con la rapina (art. 628 c.p.) basato sulla distinzione tra coazione relativa e assoluta.
2. La nozione di "Ingiusto Profitto" Uno dei profili più dibattuti riguarda l'ingiustizia del profitto. Secondo l'orientamento consolidato: Il profitto è ingiusto quando il fine perseguito non è tutelato dall'ordinamento giuridico, o quando, pur essendo il fine legittimo, si utilizzano mezzi sproporzionati o estranei al diritto vantato . Distinzione con l'art. 393 c.p.: La giurisprudenza traccia un confine netto con il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Si configura estorsione (e non art. 393 c.p.) quando la minaccia eccede la mera intenzione di far valere un diritto giudizialmente azionabile, assumendo i connotati di una pretesa esorbitante o finalizzata a un vantaggio non dovuto [Source 3, Source 7]. Esempio giurisprudenziale: La richiesta di pagamento per merce illecita (es. sigarette di contrabbando) accompagnata da minacce è stata qualificata come estorsione, in quanto il "diritto" al pagamento di merce di contrabbando non è tutelato dall'ordinamento, rendendo il profitto intrinsecamente ingiusto [Source 7, Source 8].
Spiega la nozione di profitto ingiusto e menziona correttamente l'art. 393 c.p. come fattispecie di confine basata sull'esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
3. Consumazione del reato e configurabilità del tentativo Il momento consumativo del delitto di estorsione è fissato nel momento in cui si verificano congiuntamente l'ingiusto profitto per l'agente e il danno per la vittima .
Definisce correttamente il momento consumativo dell'estorsione (ingiusto profitto con altrui danno) in conformità al testo dell'art. 629 c.p.
Consumazione: Il reato è perfetto solo quando il bene o l'utilità entrano nella disponibilità del reo. Tentativo (art. 56 c.p.): Si configura il tentativo quando l'agente compie atti idonei e univoci diretti a costringere la vittima, ma l'evento del profitto o del danno non si verifica . Orientamenti recenti: La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del tentativo in casi di "estorsione ambientale" o turbata libertà degli incanti, dove la minaccia viene posta in essere per indurre la vittima a desistere da un'asta o a versare somme, ma l'azione viene interrotta o la vittima non cede alla coazione [Source 11, Source 12]. In particolare, la Cass. pen., sez. U, n. 30016/2024 ha analizzato casi di riqualificazione da estorsione consumata a tentata in contesti associativi (clan camorristici), valutando la reale effettività della coazione e del passaggio di utilità [Source 12, Source 13].
Definisce il tentativo di estorsione applicando correttamente i criteri generali di idoneità e univocità degli atti previsti dall'art. 56 c.p.
4. Limiti e attenuanti: la lievità del fatto Recentemente, la Corte Costituzionale (Sent. n. 120/2023) ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 629 c.p. nella parte in cui non prevedeva una diminuzione di pena (fino a un terzo) per i fatti di lieve entità**, valutati in base ai mezzi, alle modalità dell'azione o alla tenuità del danno . Questo intervento garantisce una maggiore proporzionalità della pena in casi in cui l'offensività della condotta sia minima.
I documenti forniti non contengono alcun riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2023 o alla specifica attenuante per fatti di lieve entità.
Conclusione operativa Per la difesa o l'accusa, i punti focali risultano essere: 1. Verificare se il profitto perseguito fosse basato su un diritto realmente azionabile (per l'eventuale riqualificazione in art. 393 c.p.) . 2. Accertare l'effettiva produzione del danno patrimoniale per distinguere tra reato consumato e tentato . 3. Valutare l'applicabilità dell'attenuante per la lieve entità introdotta dalla Consulta nel 2023 .(contesto generale)
Rappresenta una sintesi logico-giuridica dei punti focali per la difesa o l'accusa basata sulla sistematica penale generale senza citare nuovi dati non verificabili.
Riservato ad avvocati, magistrati e notai con iscrizione verificata.
