Condanna alle spese di lite e principio di soccombenza ex art. 91 c.p.c.
Il regime della condanna alle spese di lite nel processo civile italiano è dominato dal principio di soccombenza, in forza del quale il costo economico del processo deve gravare sulla parte che, con la propria condotta processuale o sostanziale, vi ha dato causa, risultando alla fine perdente.
1. Inquadramento normativo e presupposti (art. 91 c.p.c.)
L'art. 91 c.p.c. 1 stabilisce che il giudice, con il provvedimento che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell'altra parte, provvedendo alla loro liquidazione.
I presupposti fondamentali per l'applicazione della norma sono:
- La chiusura del processo: la condanna deve avvenire con la sentenza (o altro provvedimento definitivo) che definisce il giudizio o una sua fase.
- La soccombenza: la qualità di "soccombente" spetta alla parte le cui domande o eccezioni non siano state accolte, indipendentemente dall'elemento soggettivo (colpa o dolo).
2. Soccombenza parziale e reciproca (art. 92 c.p.c.)
L'applicazione del principio di soccombenza subisce temperamenti in presenza di esiti non univoci della lite. Ai sensi dell'art. 92 c.p.c. 2, il giudice può procedere alla compensazione delle spese (parziale o totale) in tre ipotesi principali:
- Soccombenza reciproca: si verifica quando vi è un rigetto parziale della domanda principale, l'accoglimento solo di alcuni capi della stessa o il rigetto sia della domanda principale che di quella riconvenzionale.
- Assoluta novità della questione o mutamento della giurisprudenza: quando la decisione verte su temi mai affrontati o risolve un contrasto giurisprudenziale rispetto a questioni dirimenti.
- Gravi ed eccezionali ragioni: a seguito della sentenza n. 77/2018 della Corte Costituzionale (richiamata nell'aggiornamento della norma 2), la compensazione è ammessa anche in presenza di ragioni analoghe alle precedenti, purché espressamente motivate.
3. La soccombenza virtuale
Secondo la giurisprudenza di legittimità, qualora venga meno l'oggetto della contesa e debba essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, il giudice non può esimersi dal regolare le spese. In tal caso si applica il principio della soccombenza virtuale: il magistrato deve compiere un accertamento incidentale sull'ipotetico esito del giudizio se lo stesso fosse proseguito, ponendo le spese a carico della parte che sarebbe risultata presumibilmente soccombente.
4. Liquidazione e Parametri Forensi
La liquidazione avviene sulla base dei parametri professionali vigenti. L'art. 91 c.p.c. 1 disciplina il provvedimento di condanna alle spese, stabilendo che il giudice le liquida nel provvedimento che chiude il processo davanti a lui.
Un ulteriore limite alla ripetibilità delle spese è previsto dall'art. 92, comma 1, c.p.c. 2, che consente al giudice di escludere il rimborso per le spese ritenute eccessive o superflue sostenute dalla parte vincitrice.
5. Responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.)
Il regime delle spese è integrato dalla disciplina della lite temeraria. L'art. 96 c.p.c. 3 prevede che:
- Se la parte soccombente ha agito con mala fede o colpa grave, può essere condannata al risarcimento dei danni.
- Il giudice può anche condannare d'ufficio la parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata (punitive damages di natura processuale).
- È prevista inoltre una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende (da 500 a 5.000 euro) per i procedimenti instaurati post-Riforma Cartabia 3.
6. Differenze nel processo tributario
È opportuno notare che nel processo tributario l'art. 15 D.Lgs. 546/1992 4 ricalca sostanzialmente la disciplina civilistica, prevedendo però che la compensazione possa avvenire anche quando la parte risulti vittoriosa grazie a documenti decisivi prodotti solo nel corso del giudizio.
Se vuoi, posso:
Fonti:
Tutte le fonti recuperate dalla pipeline, incluse quelle non citate esplicitamente nel testo.
Verifica se le affermazioni dell'AI sono supportate dalle fonti citate.
Il regime della condanna alle spese di lite nel processo civile italiano è dominato dal principio di soccombenza, in forza del quale il costo economico del processo deve gravare sulla parte che, con la propria condotta processuale o sostanziale, vi ha dato causa, risultando alla fine perdente.(contesto generale)
Descrizione generale del principio di soccombenza nel diritto processuale civile italiano, senza citazione di fonti specifiche.
1. Inquadramento normativo e presupposti (art. 91 c.p.c.) L'art. 91 c.p.c. (#cite-source-1) stabilisce che il giudice, con il provvedimento che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell'altra parte, provvedendo alla loro liquidazione.
Il contenuto riflette fedelmente l'art. 91 c.p.c. citato, relativo alla condanna della parte soccombente al rimborso delle spese.
I presupposti fondamentali per l'applicazione della norma sono: La chiusura del processo: la condanna deve avvenire con la sentenza (o altro provvedimento definitivo) che definisce il giudizio o una sua fase. La soccombenza: la qualità di "soccombente" spetta alla parte le cui domande o eccezioni non siano state accolte, indipendentemente dall'elemento soggettivo (colpa o dolo).
I presupposti indicati (chiusura del processo e soccombenza) sono desumibili dal testo dell'art. 91 c.p.c. fornito.
2. Soccombenza parziale e reciproca (art. 92 c.p.c.) L'applicazione del principio di soccombenza subisce temperamenti in presenza di esiti non univoci della lite. Ai sensi dell'art. 92 c.p.c. (#cite-source-2), il giudice può procedere alla compensazione delle spese (parziale o totale) in tre ipotesi principali: 1. Soccombenza reciproca: si verifica quando vi è un rigetto parziale della domanda principale, l'accoglimento solo di alcuni capi della stessa o il rigetto sia della domanda principale che di quella riconvenzionale. 2. Assoluta novità della questione o mutamento della giurisprudenza: quando la decisione verte su temi mai affrontati o risolve un contrasto giurisprudenziale rispetto a questioni dirimenti. 3. Gravi ed eccezionali ragioni: a seguito della sentenza n. 77/2018 della Corte Costituzionale (richiamata nell'aggiornamento della norma (#cite-source-2)), la compensazione è ammessa anche in presenza di ragioni analoghe alle precedenti, purché espressamente motivate.
L'art. 92 c.p.c. nel testo fornito prevede espressamente la compensazione delle spese in caso di soccombenza reciproca.
3. La soccombenza virtuale Secondo la giurisprudenza di legittimità, qualora venga meno l'oggetto della contesa e debba essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, il giudice non può esimersi dal regolare le spese. In tal caso si applica il principio della soccombenza virtuale: il magistrato deve compiere un accertamento incidentale sull'ipotetico esito del giudizio se lo stesso fosse proseguito, ponendo le spese a carico della parte che sarebbe risultata presumibilmente soccombente.
Il concetto di 'soccombenza virtuale' e i relativi orientamenti giurisprudenziali non sono presenti in nessuna delle fonti fornite.
4. Liquidazione e Parametri Forensi La liquidazione avviene sulla base dei parametri professionali vigenti. L'art. 91 c.p.c. (#cite-source-1) disciplina il provvedimento di condanna alle spese, stabilendo che il giudice le liquida nel provvedimento che chiude il processo davanti a lui.
L'art. 91 c.p.c. conferma che il giudice liquida le spese e gli onorari con la sentenza che chiude il processo.
Un ulteriore limite alla ripetibilità delle spese è previsto dall'art. 92, comma 1, c.p.c. (#cite-source-2), che consente al giudice di escludere il rimborso per le spese ritenute eccessive o superflue sostenute dalla parte vincitrice.
L'art. 92 comma 1 c.p.c. nel testo fornito permette di escludere la ripetizione di spese eccessive o superflue.
5. Responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.) Il regime delle spese è integrato dalla disciplina della lite temeraria. L'art. 96 c.p.c. (#cite-source-3) prevede che: Se la parte soccombente ha agito con mala fede o colpa grave, può essere condannata al risarcimento dei danni. Il giudice può anche condannare d'ufficio la parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata (punitive damages di natura processuale). È prevista inoltre una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende (da 500 a 5.000 euro) per i procedimenti instaurati post-Riforma Cartabia (#cite-source-3).
L'art. 96 c.p.c. disciplina la responsabilità aggravata per mala fede o colpa grave, come riportato nel paragrafo.
6. Differenze nel processo tributario È opportuno notare che nel processo tributario l'art. 15 D.Lgs. 546/1992 (#cite-source-5) ricalca sostanzialmente la disciplina civilistica, prevedendo però che la compensazione possa avvenire anche quando la parte risulti vittoriosa grazie a documenti decisivi prodotti solo nel corso del giudizio.
L'art. 15 del d.lgs. 546/1992 (cod. proc. trib.) prevede la compensazione per documenti decisivi prodotti tardivamente.
Se vuoi, posso: Redigere uno schema di nota spese secondo i parametri forensi vigenti per un giudizio ordinario di cognizione Analizzare orientamenti conformi e difformi della Cassazione sull'applicazione della soccombenza virtuale in caso di cessazione della materia del contendere Verificare i presupposti per la condanna d'ufficio ex art. 96 comma 3 c.p.c. in caso di ricorsi inammissibili(contesto generale)
Proposta di assistenza ulteriore basata su competenze generali, non richiede riscontro nelle fonti fornite.
Riservato ad avvocati, magistrati e notai con iscrizione verificata.
