Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e rapporto con il TAR
Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica rappresenta un rimedio giustiziale di carattere generale, esperibile contro i provvedimenti amministrativi definitivi per motivi di legittimità. La disciplina fondamentale è contenuta nel DPR 24 novembre 1971, n. 1199, profondamente innovata dalla Legge n. 69/2009, che ne ha accentuato la natura paragiurisdizionale.
Di seguito si analizzano i presupposti, il rapporto di alternatività e i meccanismi di tutela dei controinteressati.
1. Inquadramento normativo e presupposti di ammissibilità
Ai sensi dell'art. 7 del DPR 1199/1971, il ricorso straordinario è ammesso contro gli atti amministrativi definitivi 1. I principali presupposti di ammissibilità sono:
- Definitività dell'atto: l'atto deve essere "definitivo", ovvero non più impugnabile con ricorsi gerarchici ordinari.
- Motivi di legittimità: il ricorso può essere proposto solo per vizi di legittimità (incompetenza, violazione di legge, eccesso di potere) e non per motivi di merito.
- Termine di presentazione: deve essere proposto entro il termine perentorio di 120 giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell'atto (termine doppio rispetto ai 60 giorni previsti per il ricorso al TAR).
2. Il rapporto di alternatività
Il principio cardine del sistema è l'alternatività tra la sede straordinaria e quella giurisdizionale. Tale principio comporta che:
- La proposizione del ricorso straordinario preclude la successiva impugnazione dello stesso atto dinanzi al giudice amministrativo (TAR).
- Se un medesimo atto viene impugnato sia con ricorso straordinario che con ricorso giurisdizionale, la sede giurisdizionale prevale, rendendo improcedibile il ricorso straordinario.
3. Opponibilità e diritto di trasposizione (Art. 10 DPR 1199/1971)
Per garantire il diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.), l'ordinamento attribuisce ai controinteressati e alle amministrazioni resistenti (diverse dallo Stato) la facoltà di richiedere la trasposizione del ricorso in sede giurisdizionale 2.
- L'opposizione dei controinteressati: i controinteressati, entro 60 giorni dalla notifica del ricorso straordinario, possono notificare al ricorrente un atto di opposizione chiedendo che la decisione avvenga in sede giurisdizionale 2.
- La trasposizione: in caso di opposizione, il ricorrente che intenda insistere nell'impugnazione deve depositare l'atto di costituzione presso la segreteria del TAR competente entro 60 giorni, pena la decadenza 2. Il giudizio prosegue quindi secondo le norme del Codice del Processo Amministrativo (art. 48 D.Lgs. 104/2010) 3.
- Effetti dell'omessa opposizione: il mancato esercizio della facoltà di opposizione preclude ai controinteressati la possibilità di impugnare successivamente dinanzi al Consiglio di Stato la decisione di accoglimento del ricorso straordinario, salvo che per vizi propri del decreto presidenziale 2.
4. Natura della decisione e vincolatività del parere
L'art. 69 della Legge 69/2009 ha modificato l'art. 14 del DPR 1199/1971, stabilendo che la decisione del ricorso straordinario è adottata con decreto del Presidente della Repubblica (o su proposta del Presidente del Consiglio), ma deve essere obbligatoriamente conforme al parere del Consiglio di Stato 4 5.
Questa modifica ha trasformato il parere da consultivo a vincolante, conferendo al decreto presidenziale una sostanza giurisdizionale. Come confermato dalla giurisprudenza di legittimità, proprio la natura vincolante del parere rende la decisione impugnabile dinanzi alla Corte di Cassazione per soli motivi di giurisdizione 6 7.
5. Conclusioni operative
Il ricorso straordinario rimane uno strumento utile per la maggiore ampiezza del termine (120 giorni) e per l'assenza del mandato obbligatorio di un avvocato (sebbene consigliato). Tuttavia, la sua procedibilità è condizionata dalla volontà dei controinteressati o dell'amministrazione resistente di non avvalersi della trasposizione al TAR ex art. 10 DPR 1199/1971 2 8. Una volta emesso, il decreto presidenziale ha efficacia di giudicato tra le parti, pur mantenendo la forma esteriore di un atto amministrativo.
Fonti:
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Verifica se le affermazioni dell'AI sono supportate dalle fonti citate.
Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica rappresenta un rimedio giustiziale di carattere generale, esperibile contro i provvedimenti amministrativi definitivi per motivi di legittimità. La disciplina fondamentale è contenuta nel DPR 24 novembre 1971, n. 1199, profondamente innovata dalla Legge n. 69/2009, che ne ha accentuato la natura paragiurisdizionale.(contesto generale)
Inquadramento generale del ricorso straordinario e menzione della riforma del 2009 come evoluzione del sistema, senza citazioni puntuali non verificate.
Di seguito si analizzano i presupposti, il rapporto di alternatività e i meccanismi di tutela dei controinteressati.(contesto generale)
Introduzione metodologica che non contiene affermazioni precettive o dati specifici che richiedano grounding.
1. Inquadramento normativo e presupposti di ammissibilità Ai sensi dell'art. 7 del DPR 1199/1971, il ricorso straordinario è ammesso contro gli atti amministrativi definitivi . I principali presupposti di ammissibilità sono: Definitività dell'atto: l'atto deve essere "definitivo", ovvero non più impugnabile con ricorsi gerarchici ordinari. Motivi di legittimità: il ricorso può essere proposto solo per vizi di legittimità (incompetenza, violazione di legge, eccesso di potere) e non per motivi di merito. Termine di presentazione: deve essere proposto entro il termine perentorio di 120 giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell'atto (termine doppio rispetto ai 60 giorni previsti per il ricorso al TAR).
L'art. 7 del DPR 1199/1971 conferma che il ricorso è ammesso contro gli atti definitivi e richiama le norme del Capo I.
2. Il rapporto di alternatività Il principio cardine del sistema è l'alternatività tra la sede straordinaria e quella giurisdizionale. Tale principio comporta che: La proposizione del ricorso straordinario preclude la successiva impugnazione dello stesso atto dinanzi al giudice amministrativo (TAR). Se un medesimo atto viene impugnato sia con ricorso straordinario che con ricorso giurisdizionale, la sede giurisdizionale prevale, rendendo improcedibile il ricorso straordinario.(contesto generale)
Il principio di alternatività tra ricorso straordinario e giurisdizionale è un concetto base del diritto amministrativo italiano.
3. Opponibilità e diritto di trasposizione (Art. 10 DPR 1199/1971) Per garantire il diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.), l'ordinamento attribuisce ai controinteressati e alle amministrazioni resistenti (diverse dallo Stato) la facoltà di richiedere la trasposizione del ricorso in sede giurisdizionale .
L'art. 10 del DPR 1199/1971 disciplina espressamente la facoltà dei controinteressati di chiedere la decisione in sede giurisdizionale.
L'opposizione dei controinteressati: i controinteressati, entro 60 giorni dalla notifica del ricorso straordinario, possono notificare al ricorrente un atto di opposizione chiedendo che la decisione avvenga in sede giurisdizionale . La trasposizione: in caso di opposizione, il ricorrente che intenda insistere nell'impugnazione deve depositare l'atto di costituzione presso la segreteria del TAR competente entro 60 giorni, pena la decadenza . Il giudizio prosegue quindi secondo le norme del Codice del Processo Amministrativo (art. 48 D.Lgs. 104/2010) . Effetti dell'omessa opposizione: il mancato esercizio della facoltà di opposizione preclude ai controinteressati la possibilità di impugnare successivamente dinanzi al Consiglio di Stato la decisione di accoglimento del ricorso straordinario, salvo che per vizi propri del decreto presidenziale .
Il contenuto descrive accuratamente i termini (60 giorni) e la procedura di costituzione previsti dall'art. 10 del DPR 1199/1971.
4. Natura della decisione e vincolatività del parere L'art. 69 della Legge 69/2009 ha modificato l'art. 14 del DPR 1199/1971, stabilendo che la decisione del ricorso straordinario è adottata con decreto del Presidente della Repubblica (o su proposta del Presidente del Consiglio), ma deve essere obbligatoriamente conforme al parere del Consiglio di Stato [Source 4, Source 5].
L'art. 69 della Legge 69/2009 e l'art. 14 del DPR 1199/1971 confermano che la decisione deve essere conforme al parere del Consiglio di Stato.
Questa modifica ha trasformato il parere da consultivo a vincolante, conferendo al decreto presidenziale una sostanza giurisdizionale. Come confermato dalla giurisprudenza di legittimità, proprio la natura vincolante del parere rende la decisione impugnabile dinanzi alla Corte di Cassazione per soli motivi di giurisdizione [Source 6, Source 7].
I testi integrali forniti (fonti 6 e 7) si riferiscono a ordinanze della Cassazione relative a ricorsi avverso decreti presidenziali ex art. 1199/1971.
5. Conclusioni operative Il ricorso straordinario rimane uno strumento utile per la maggiore ampiezza del termine (120 giorni) e per l'assenza del mandato obbligatorio di un avvocato (sebbene consigliato). Tuttavia, la sua procedibilità è condizionata dalla volontà dei controinteressati o dell'amministrazione resistente di non avvalersi della trasposizione al TAR ex art. 10 DPR 1199/1971 [Source 2, Source 8]. Una volta emesso, il decreto presidenziale ha efficacia di giudicato tra le parti, pur mantenendo la forma esteriore di un atto amministrativo.
Il riferimento alla trasposizione ex art. 10 DPR 1199/1971 è corretto; il termine di 120 giorni e la non obbligatorietà del legale sono nozioni generali del rito.
Riservato ad avvocati, magistrati e notai con iscrizione verificata.
