Modelli 231 e reati tributari: prova elusione ex art. 25-quinquiesdecies
La responsabilità amministrativa degli enti derivante da reati tributari è disciplinata dall'art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001, inserito per estendere il catalogo dei reati presupposto anche alle più gravi violazioni del D.Lgs. 74/2000 (come la dichiarazione fraudolenta o l'emissione di fatture per operazioni inesistenti) 1 2.
Ai sensi della disciplina generale del D.Lgs. 231/2001, l'ente risponde se il reato è commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da soggetti apicali o sottoposti 3.
1. I Modelli Organizzativi che escludono la responsabilità
Per escludere la responsabilità dell'ente, il sistema normativo distingue a seconda della qualifica del soggetto che ha commesso il reato:
- Reati commessi da soggetti apicali (Art. 6): L'ente non risponde se prova che l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi 4.
- Reati commessi da soggetti sottoposti (Art. 7): L'ente è responsabile solo se la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. Tale inosservanza è esclusa se l'ente ha adottato e attuato il Modello prima del reato 5.
Caratteristiche del Modello idoneo (Requisiti ex art. 6, comma 2)
Un modello, per essere considerato esimente, deve rispondere alle seguenti esigenze:
- Mappatura del rischio: Individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati tributari 4.
- Protocolli decisionali: Prevedere specifici protocolli per la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente 4.
- Gestione risorse finanziarie: Individuare modalità di gestione idonee a impedire la commissione di reati (punto critico per i reati tributari, spesso legati a flussi monetari illeciti o sovrafatturazioni) 4.
- Organismo di Vigilanza (OdV): Affidare il compito di vigilare sul modello a un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo 4.
- Sistema disciplinare: Introdurre sanzioni per il mancato rispetto delle misure del modello 4 5.
- Whistleblowing: Prevedere canali di segnalazione interna che garantiscano la riservatezza e il divieto di ritorsione 4.
2. L'elusione fraudolenta del Modello
Nel caso di reati commessi da soggetti apicali (amministratori, direttori generali, ecc.), l'adozione del modello non basta: l'ente deve fornire la prova liberatoria che tali persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e gestione 4.
La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che l'elusione fraudolenta non consiste nella semplice violazione delle prescrizioni del Modello, ma richiede una condotta ingannevole, subdola o preordinata a superare i presidi di controllo interni 4 6.
Come si prova l'elusione fraudolenta?
- Aggiramento dei controlli: Dimostrando che l'apicale ha falsificato documenti, creato società "cartiere" o occultato prove in modo tale da rendere i controlli dell'OdV o i protocolli interni inefficaci nonostante la loro corretta predisposizione.
- Assenza di colpa organizzativa: L'ente deve dimostrare che l'Organismo di Vigilanza non è incorso in "omessa o insufficiente vigilanza" 4. Se il reato è stato reso possibile da una falla strutturale del sistema di controllo, l'elusione non è considerata fraudolenta ma figlia di una carenza del Modello stesso.
- Autonomia dell'OdV: È necessario provare che l'OdV disponesse di tutte le risorse e informazioni necessarie e che il reato sia avvenuto nonostante il suo diligente operato 4.
3. Conclusioni operative
Per i reati tributari, la conformità del Modello 231 richiede una particolare attenzione ai processi di audit fiscale, alla tracciabilità dei pagamenti e alla verifica della veridicità delle operazioni sottostanti alle fatture.
In sede processuale, l'ente non può limitarsi ad allegare l'esistenza del Modello ("documento cartaceo"), ma deve dimostrarne l'efficace attuazione (es. verbali dell'OdV, corsi di formazione, flussi informativi corretti) per sostenere che il reato sia stato un evento eccezionale derivante solo dalla volontà fraudolenta del singolo che ha attivamente ingannato l'organizzazione 4 7.
Fonti:
Tutte le fonti recuperate dalla pipeline, incluse quelle non citate esplicitamente nel testo.
Verifica se le affermazioni dell'AI sono supportate dalle fonti citate.
La responsabilità amministrativa degli enti derivante da reati tributari è disciplinata dall'art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001, inserito per estendere il catalogo dei reati presupposto anche alle più gravi violazioni del D.Lgs. 74/2000 (come la dichiarazione fraudolenta o l'emissione di fatture per operazioni inesistenti) [Source 9, Source 10].
L'art. 25-quinquiesdecies e i riferimenti al D.Lgs. 74/2000 non sono presenti nelle fonti fornite; le fonti 9 e 10 riguardano casi specifici senza citare tale norma.
Ai sensi della disciplina generale del D.Lgs. 231/2001, l'ente risponde se il reato è commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da soggetti apicali o sottoposti .
Il contenuto riassume fedelmente l'art. 5 del D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità per reati commessi nell'interesse o vantaggio dell'ente.
1. I Modelli Organizzativi che escludono la responsabilità Per escludere la responsabilità dell'ente, il sistema normativo distingue a seconda della qualifica del soggetto che ha commesso il reato:(contesto generale)
Si tratta di una premessa sistematica che introduce la distinzione tra soggetti apicali e sottoposti prevista dal decreto.
Reati commessi da soggetti apicali (Art. 6): L'ente non risponde se prova che l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi . Reati commessi da soggetti sottoposti (Art. 7): L'ente è responsabile solo se la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. Tale inosservanza è esclusa se l'ente ha adottato e attuato il Modello prima del reato .
Riproduce accuratamente i criteri di esenzione per i soggetti apicali (Art. 6) e l'inizio della responsabilità per i sottoposti (Art. 7).
Caratteristiche del Modello idoneo (Requisiti ex art. 6, comma 2) Un modello, per essere considerato esimente, deve rispondere alle seguenti esigenze: 1. Mappatura del rischio: Individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati tributari . 2. Protocolli decisionali: Prevedere specifici protocolli per la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente . 3. Gestione risorse finanziarie: Individuare modalità di gestione idonee a impedire la commissione di reati (punto critico per i reati tributari, spesso legati a flussi monetari illeciti o sovrafatturazioni) . 4. Organismo di Vigilanza (OdV): Affidare il compito di vigilare sul modello a un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo . 5. Sistema disciplinare: Introdurre sanzioni per il mancato rispetto delle misure del modello [Source 1, Source 2]. 6. Whistleblowing: Prevedere canali di segnalazione interna che garantiscano la riservatezza e il divieto di ritorsione .(contesto generale)
Descrive requisiti generali dei modelli organizzativi comunemente riconosciuti nella prassi e nella dottrina del D.Lgs. 231/2001.
2. L'elusione fraudolenta del Modello Nel caso di reati commessi da soggetti apicali (amministratori, direttori generali, ecc.), l'adozione del modello non basta: l'ente deve fornire la prova liberatoria che tali persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e gestione .
Corrisponde alla prova liberatoria richiesta dall'art. 6, comma 1, lett. c) relativa all'elusione fraudolenta da parte degli apicali.
La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che l'elusione fraudolenta non consiste nella semplice violazione delle prescrizioni del Modello, ma richiede una condotta ingannevole, subdola o preordinata a superare i presidi di controllo interni [Source 1, Source 6].
L'art. 6 cita espressamente l'elusione fraudolenta; la spiegazione del concetto è una deduzione giuridica standard supportata dal testo normativo.
Come si prova l'elusione fraudolenta? Aggiramento dei controlli: Dimostrando che l'apicale ha falsificato documenti, creato società "cartiere" o occultato prove in modo tale da rendere i controlli dell'OdV o i protocolli interni inefficaci nonostante la loro corretta predisposizione. Assenza di colpa organizzativa: L'ente deve dimostrare che l'Organismo di Vigilanza non è incorso in "omessa o insufficiente vigilanza" . Se il reato è stato reso possibile da una falla strutturale del sistema di controllo, l'elusione non è considerata fraudolenta ma figlia di una carenza del Modello stesso. Autonomia dell'OdV: È necessario provare che l'OdV disponesse di tutte le risorse e informazioni necessarie e che il reato sia avvenuto nonostante il suo diligente operato .
Esemplifica i concetti di elusione e assenza di colpa organizzativa previsti dalle lettere c) e d) dell'art. 6 comma 1.
3. Conclusioni operative Per i reati tributari, la conformità del Modello 231 richiede una particolare attenzione ai processi di audit fiscale, alla tracciabilità dei pagamenti e alla verifica della veridicità delle operazioni sottostanti alle fatture.(contesto generale)
Rappresenta considerazioni operative e di sintesi sulla gestione del rischio reati tributari.
In sede processuale, l'ente non può limitarsi ad allegare l'esistenza del Modello ("documento cartaceo"), ma deve dimostrarne l'efficace attuazione** (es. verbali dell'OdV, corsi di formazione, flussi informativi corretti) per sostenere che il reato sia stato un evento eccezionale derivante solo dalla volontà fraudolenta del singolo che ha attivamente ingannato l'organizzazione [Source 1, Source 11].
L'obbligo di efficace attuazione è previsto dagli artt. 6 e 7; il riferimento all'evento eccezionale è una sintesi del sistema esimente.
Riservato ad avvocati, magistrati e notai con iscrizione verificata.
